Un posto migliore

SCAFFALE

174_PostoMiglioreLa lettura di “Un posto migliore” di Luca Valente, edito a fine 2013 dalla Panda edizioni, da una parte ci ha affascinato per la qualità della narrazione, solida, chiara e scorrevole, e dall’altra ci ha confermato in una nostra convinzione che, dopotutto, la storia, grande o piccola che sia, è quella che si racconta.
Sulla vicenda storica di una missione diplomatica giapponese fermata dai partigiani del sopramonte di Schio e quindi fatta misteriosamente sparire, Luca Valente aveva già scritto una documentata ricostruzione dei fatti, condotta con Paolo Savegnago e pubblicata dalla Cierre Edizioni nel 2004 per conto dell’Istituto Storico della Resistenza di Vicenza.
Con “Un posto migliore” Luca Valente torna sull’episodio non più da storico, che deve oggettivamente documentare quanto sostiene, ma da romanziere, convinto forse in questa scelta dal successo di “Indagine 40814” dello scorso anno.
In questo senso, tutto quanto doveva essere strettamente rispondente ad una ricostruzione precisa e puntuale del fatto tragico, qui si estende e si approfondisce in un compiuto e disteso affresco trentennale, di respiro più ampio ed articolato; al punto che, pur sulla traccia di una storicità documentale di fondo, la narrazione si fa fiction e Luca Valente deve avvertire che “ogni riferimento… “
Ecco, l’aspetto che più ci ha interessato di questa opera è stato appunto la fiction con cui l’autore ha rivestito lo scheletro offerto dalla ricostruzione storica. Dove i fatti non sono stravolti, ma piuttosto inseriti umanamente nelle vicende di vita, più varie e complesse, dei vari personaggi.
Ecco il tenente Barbero, soldato fedele al giuramento fatto alla Monarchia, combattente nella prima guerra mondiale. Il tenente viene poi inviato a Vienna per controllare da vicino il rispetto delle condizioni imposte dal trattato di pace, con il recupero di un prezioso dipinto, che gli vale la lode e l’amicizia della giovane principessa Maria Jose di Savoia.
C’è l’incontro del tenente con la giovane futura moglie, Maria Luisa, da cui nasceranno due figlie, e la vita della famiglia a Merano durante il periodo del fascismo.
Quindi di nuovo in guerra sul fronte francese, poi su quello greco-albanese; sintomatico della falsa retorica del periodo è la conquista di quota 731 in Albania, dove la milizia fascista interviene a cose fatte per prendersi la gloria della vittoria duramente costruita e pagata dai combattenti dell’esercito.
C’è evidentemente la caduta del Fascismo e il tragico 8 settembre 1943 in cui il capitano Berbero, si trova a disagio nella sua sofferta fedeltà ad una monarchia che ha ignominiosamente abbandonato il proprio Paese in balia del nemico.
C’è quindi l’episodio della missione giapponese, con il tragico passaggio offerto per gentilezza alla signora Barbero dall’ambasciatore giapponese, ospitato in casa sua a Merano e che dovendo portare una importante documentazione su una nuova arma, per evitare vie più battute, decide di salire sopra Schio per Torrebelvicino e Valli del Pasubio, venendo fermata dai partigiani a S. Antonio.
Il tutto viene umanamente inquadrato in una vita famigliare con l’amore tra i coniugi e il contrasto sorto tra le due figlie per l’amore dello stesso uomo.
Come si vede, la narrazione di Luca Valente in quest’opera si pone ad almeno un triplice livello: la fiction della vita e della vicenda famigliare dei Barbero, la storia con l’episodio della missione giapponese fermata dai partigiani ed infine, in chiave macro-storica, il teatro generale della guerra, dove Luca Valente ci balena l’idea che la missione giapponese portasse i piani di un’arma che avrebbe potuto cambiare il corso stesso della guerra.
Per questo può affermare che “se una farfalla sbatte le ali a Schio” se ne può sentire il fragore anche dall’altra parte del mondo.

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