Una canzone per Marion

CINEMA

SongForMarionUna commedia un po’ strappa lacrime, ma magnificamente recitata. Questa la nostra impressione sul film “Una canzone per Marion” recentemente proiettato al Cinema S.Gaetano di Thiene nell’ambito dei Cineincontri 2014.
Il caso della coppia di coniugi o fidanzati costretti alla separazione per la morte per malattia di uno dei due, è già stato ampiamente trattato nel cinema, a partire magari dal famoso “Love story” finito perfino sulle scatole di cioccolatini.
Anche qui la coppia attempata composta da Arthur (Terence Stamp) e Marion (Vanessa Redgrave), profondamente innamorati nonostante il carattere aspro di lui, vive il dramma della malattia allo stadio terminale delle moglie (uno stadio cinicamente definito da “paratine e cioccolato” per dire che ormai tutto è indifferente).
Questo trasforma la situazione in una dramedy, cioè una commedia che diventa un dramma tragico.
Marion fa parte di un coro di anziani diretto da una giovane insegnante di musica Elizabeth (Gemma Arterton) che li spinge con la sua vitalità giovanile verso un repertorio rock e punk assolutamente moderno.
Il coro partecipa alle selezioni per un concorso nazionale, con Marion che con le ultime sue forze vuole partecipare cantando una canzone d’amore per il marito.
Arthur segue tutto questo con grande amore per Marion, ma con un profondo astio verso tutto e tutti, compreso il figlio (esclusa la nipotina).
Dopo la toccante performance di Marion, il coro viene ammesso alla finale nazionale, ma Marion non può partecipare perché nel frattempo deceduta.
Sembra che con la sua morte, a poco a poco Arthur, aiutato anche da Elizabeth si sciolga e cerchi quel rapporto con il figlio che ha sempre rifiutato.
Finché il nostro burbero benefico comincia a prendere lezioni di canto e finisce per partecipare alla finale con una canzone per Marion in cui canta «let them show your true colors» (lascia che mostrino i loro veri colori).
Il pregio del film non è comunque la storia raccontata, per quanto la delicatezza scada raramente nella retorica, ma nella interpretazione, con in particolare Terence Stamp nella parte di Arthur.
Un film quindi secondo la miglior tradizione inglese, dove per retaggio del teatro la recitazione gioca un ruolo fondamentale.
A noi resta comunque la domanda inquietante se nella società così come ci è rappresentata nel film esista o possa esistere una dimensione religiosa a cui l’uomo di fronte al dramma possa rivolgersi e su cui confidare. Tutto sembra essere pervaso da un profondo cinismo, quello da “patatine e cioccolato”, che lascia i personaggi umanamente nudi e disperati di fronte alla morte di Marion.

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