Una fragile armonia

CINEMA

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Del film “Una fragile armonia” recentemente proiettato al Cinema San Gaetano di Thiene, nell’ambito dei Cineincontri 2014 si può dire che, se non è un capolavoro, offre molti spunti positivi di meditazione. La trama è abbastanza semplice: un quartetto di musicisti da più di 25 anni si esibisce con successo, anche per l’alto livello interpretativo ed esecutivo. Di fronte alla prossima impegnativa esecuzione dell’Opera 131 di Beethoven, il più anziano del gruppo, Peter, si scopre malato del morbo di Parkinson.
Questo sconvolgimento mette in crisi gli altri che devono tentare di ricomporsi in un nuovo equilibrio, con il secondo violino Robert che vuol cogliere l’occasione per diventare primo violino, della cui capacità non viene accreditato dal perfezionista Daniel né dalla insoddisfatta moglie Juliette.
Spinto da Robert a cercare di essere meno rigidamente perfezionista, Daniel non trova di meglio che avviare una relazione con la figlia di Robert e Juliette, Alexandra.
Alla fine, dopo aver traumaticamente processato tutte queste crisi personali, i quattro si ricompongono e Peter trova modo di farsi sostituire a metà della esecuzione, non essendo più fisicamente in grado di sostenerne lo sforzo.
Ma vorremmo parlare di questo film confrontandolo con quello precedentemente presentato nei Cineincontri 2014, “Il mondo di Adele” che potremmo definire tre ore di pura immoralità.
Non tanto per le scene di sesso di due lesbiche (una della durata di 7 minuti), quanto per la concezione di vita vi traspare e che i due film permettono di confrontare.
Adele, figlia del proprio tempo, è una ragazza che ha rifiutato la fragile morale perbenista dei genitori e rivendica il diritto ad ogni esperienza sessuale etero- od omosessuale. Questa ragazza, che poi va in classe educare i bambini, non sembra avere né principi né progetti di vita che vadano oltre la pura sessualità.
Per i quattro del nostro quartetto sembra invece che il punto di riferimento sia la musica, un’esperienza totalizzante ed un impegno di vita che potremmo paragonare ad una forma di loro religione.
La musica impone loro una rigida morale, che bene o male regola la loro vita, anche personale, e non ammette né disarmonie né stonature.
Certo, ci possono essere crisi o sbandate, come quella di Daniel per Alexandra o di Robert per una ballerina di flamenco che incontra al parco facendo jogging; non è qui il problema, dato che anche i musicisti sono persone soggette a sbagliare.
Il punto è che, avendo una loro morale, coincidente nel nostro caso con il valore della musica come impegno di vita, sanno di sbagliare, di aver rotto un equilibrio, che invece è fondamentale per loro cercare di ricreare e conservare.
Ecco perché “Una fragile armonia” a suo modo qualcosa ci ha insegnato, pur essendo il loro mondo relegato alla musica come regola di vita, mentre Adele non ha fatto molto più di farci ampiamente vedere come fanno l’amore due lesbiche.

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