Una lama di luce

SCAFFALE

Abbiamo già avuto modo di dire che ai romanzi sulle indagini del commissario Montalbano, preferiamo gli altri di Andrea Camilleri, con storie di altro genere, per quanto quasi sempre ambientate in Sicilia.
Nel romanzo “Una lama di luce” di Andrea Camilleri, edito come sempre dall’editrice Sellerio di Palermo nel 2012, troviamo una “strana” storia di Montalbano. Strana perché anzitutto si basa sulla premessa di un sogno premonitore del nostro commissario, che a poco a poco sembra avverarsi nella realtà con il procedere delle indagini per un caso di omicidio.
Con questo alone di mistero incombente sulla storia sembra venir meno tutta la razionalità e la chiarezza di idee che regolavano le altre indagini del nostro. C’è quindi quasi una nuova dimensione di cui tener conto, un’esplorazione che si estende nel subconscio e che poco si addice ad un’operazione di polizia.
C’è in più una complicazione nel rapporto amoroso di Montalbano con l’eterna fidanzata Livia.
Sulla scena irrompe infatti una procace commerciante di quadri, Marian, che ha tutti gli attributi per far perdere la testa al nostro commissario; con la ragazza ha una story, senza complicazioni di sorta che non siano quelle di trovarsi a letto insieme, tra le telefonate di Livia con cui Montalbano si sente sempre più a disagio.
Ad un certo punto il commissario avverte in Livia una specie di scoramento, che la porta ad un preoccupante stato di debolezza fisica.
Sembra, e qui Camilleri non ci sembra al suo meglio, che ci sia una relazione tra lo stato delle indagini, il sogno di Montalbano e la salute di Livia, tanto che una volta risolto il caso, la ragazza sembra star meglio e riprendersi.
Montalbano ritrova il suo sentimento profondo con Livia, e alla fine non si fa trovare in casa da Marian.
Per il resto, i soliti pranzi a base di pesce, la solita passeggiata digestiva e i discorsi filosofici seduto su uno scoglio con un granchio.