Una pura formalità

TEATRO

236_PuraFormalita“Una Pura Formalità” recentemente rappresentato al Comunale di Thiene non ha un testo agevole, anzi, è assai complicato e intricato, non devi perdere nessuna battuta se vuoi entrare nel racconto e capire quello che sta succedendo; questa è la storia di uno scrittore e di un omicidio; la trama e intensa, ha la tipica atmosfera del thriller, è un crescendo di emozioni e capiremo solo attraverso domande e rispost, che è un viaggio nella memoria all’interno di noi stessi o quello che è stata la nostra vita, che siamo alla ricerca delle nostri luci e delle nostre ombre.
Tutto succede in una notte di pioggia e di tuoni; in un paese non meglio identificato alcuni agenti, fermano in un bosco, un uomo senza documenti che corre tutto bagnato, in stato confusionale, e che non si è fermato alle loro intimazioni; l’uomo viene portato in un commissariato di Polizia, dove tutto risulta inquietante, angosciante e surreale, sono strani anche i poliziotti; alle pareti un orologio senza lancette come se il tempo non esistesse, una macchina da scrivere che non scrive, le penne sono prive di inchiostro, sugli scaffali ci sono dei libri ingrigiti e impolverati dagli anni.
All’arrivo del commissario l’uomo sarà sottoposto ad un persistente interrogatorio, si verrà cosi a sapere che l’uomo si chiama Onoff, che è uno scrittore, e che è lo scrittore preferito del commissario e che questi conosce tutte le sue opere, tanto da citarne a memoria alcun pagine.
L’interrogatorio sarà intenso e calzante, ambiguo, Onoff risulterà confuso e impreciso nelle risposte, tanto che e il commissario sempre più sospettoso lo accuserà dell’omicidio avvenuto nelle notte, Onoff, confuso e agitato, chiede di telefonare al suo avvocato, ma oltre alla luce manca anche la linea telefonica, il confronto scontro metterà sempre più in difficoltà lo scrittore sempre più in lotta con suoi incubi e i suoi malesseri, confesserà che lui è un trovatello e che è vissuto infelicemente in orfanatrofio e che sta vivendo una crisi artistica che non riesce superare. Con l’arrivo delle prime luci dell’alba Onoff sembra calmarsi, il commissario che sembra sapere molte cose sulla sua vita privata riprende l’interrogatorio e gli fa vedere un sacco pieno di fotografie prese dalla sua casa lasciandolo di stucco, lo aiuterà a ricordare; gli permetterà poi di telefonare a Paola ( sua ex amante/ segretaria) che risponderà, ma non sentirà la sua voce, Onoff placato comincia a ricomporre e riordinare tutti i tasselli dei suoi ricordi, osserva questo strano commissario e si fa strada in lui l’idea di essere in uno spazio sospeso;… capisce che l’uomo ucciso è lui stesso, suicida, comprende di essere in un’altra dimensione, una dimensione non terrena, e tutto quello che è accaduto in quel strano posto, che quell’insolito interrogatorio, era solo una pura formalità.
E un finale spiazzante, inaspettato e commovente.
Lo spettacolo ci è piaciuto, la ditta teatrale Mauri-Sturno per noi è una sicurezza, l’opprimente scenografia di Giuliano Spinelli ben ha reso l’ambiente, il cast appropriato ha solo fatto da contorno ad un Glauco Mauri, ottantaquatrenne, splendido per intonazione e misura, e che ben ha reso questo personaggio ”divino” … Roberto Sturno in stato di grazia, bravo.
All’uscita qualcuno ha detto che non ci ha capito niente… dispiace… a noi lo spettacolo è piaciuto, e stato anche definito un piccolo gioiellino teatrale… noi ci associamo

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