Una vittoria … troppa

ATTUALITÀ

209_VittoriaÈ difficile pensare che un partito come il PD che alle recenti elezioni europee ha raccolto qualcosa come il 40,8% dei consensi possa andare esente da un dibattito al suo interno, con inevitabili distinzioni e contrapposizioni sulle diverse opinioni politiche.
Di fronte a quella percentuale qualcuno ha parlato di una rinascita della Dc, quella spazzata via dai venti impetuosi della stagione di Mani Pulite; altri hanno più sottilmente distinto il Pd dal PdR, cioè il partito (meglio dire, la corrente) di Renzi al suo interno.
Noi siamo convinti che il Partito Democratico sia storica-mente nato per coprire un’area politica più che come partito tradizionalmente ed ideologicamente inteso. Un’area che noi definiamo di centro-sinistra, o progressista, dove i due termini centro e sinistra ne rappresentano le due anime, mentre con progressista si intende una tendenza al cambiamento, che in una logica di centro-sinistra, dovrebbe andare verso l’ambito sociale più popolare e democratico.
Da una parte il centro, cioè l’anima che politicamente si rifà alla Dc, magari quella più socialmente impegnata; dall’altra parte la sinistra, intesa come sinistra storica, il Pci e il Psi che, dopo alterne vicende, sono confluiti in una formazione unitaria e progressista, conservando il patrimonio di ideali libertari e sociali in cui affondavano le loro radici.
Due anime che, a nostro avviso, più che cercare di operare una sintesi ideologica tra posizioni storicamente diverse, devono cercare di restare se stesse, fedeli alla propria storia, elaborando sulla scorta dei rispettivi contributi di idee e di proposte, le sintesi operative sulle quali trovare le possibili soluzioni da dare ai problemi, naturalmente entro la cornice di riferimento di un sistema di libertà de-mocratiche e costituzionali.
Se si accetta che il Pd copra un’area politica di centro-sinistra, è giocoforza che tutti al suo interno debbano sentirsi accettati, nel momento stesso in cui tutti debbono accettare gli altri, non solo con le loro diversità di pensiero ma anche e soprattutto col confronto con le voci di dissenso. Insomma le due anime devono imparare a convi-vere, senza che una cerchi di prevaricare l’altra.
Noi, per esempio, siamo contrari ad una riforma elettorale che escluda la possibilità di esprimere preferenze sui can-didati in lista; per questo non possiamo accettare che non se ne possa più discutere perché non fanno parte del patto (per noi scellerato) che Renzi ha fatto con Berlusconi.
Il cosiddetto PdR (partito di Renzi), forse non più di una corrente oggi maggioritaria all’interno del PD, non può ri-proporsi, come la vecchia Dc, con le verità fideisticamente rivelate, con gli ipse dixit, evitando il confronto su altre possibili soluzioni.
Veniamo tutti dalla terribile stagione del ventennio berlu-sconiano, quello dove si facevano le leggi ad personam, in cui si voleva cambiare la Costituzione verso il presidenzia-lismo.
Renzi non può riproporci la Repubblica di Berlusconi.

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