Venti di guerra!

ATTUALITÀ

images_WarEra da più di 50 anni, dai tempi della crisi di Cuba di Krushev e F.J. Kennedy, che non avvertivamo la terribile, tragica sensazione di essere sull’orlo di una guerra mondiale, che inevitabilmente sarebbe anche una guerra nucleare.
Papa Francesco ha più volte parlato di una Terza Guerra Mondiale, secondo lui già in atto, per quanto frazionata in singoli scontri, cui si assiste sempre più spesso.
A farci paura non sono solo i teatrali fallimenti missilistici del dittatore nord-coreano Kim Jong-un, uno che con l’idea della guerra sembra giocarci, per mantenere il suo assurdo regime dittatoriale.
Si tratta ora purtroppo di un presidente Usa che, mancando del senso del ridicolo, lo ha preso sul serio e con lui ha messo in atto un anacronistico braccio di ferro, arrivando a dimostrazioni di forza, come la “madre di tutte le bombe”, che ci ha portato pericolosamente alle soglie della guerra nucleare.
Non sappiamo se siamo già oltre il punto di non-ritorno, ma siamo sicuri che a questo punto basterà anche un piccolo incidente, più o meno artificialmente provocato, per far scattare una escalation (altra parola dal sapore antico) che ci porterà direttamente allo scontro diretto.
Uno scontro che per un malinteso orgoglio nazionalistico porterà a mettere in campo tutte le forze disponibili, compresa l’opzione nucleare, cui si sarà, sempre irresponsabilmente, costretti a rispondere.
Ora, realisticamente, non saranno certo i generali nord-coreani, uno dei quali è stato giustiziato solo per essersi appisolato durante un logorroico discorso dell’improbabile Kim Jong-un, a fermare la corsa verso la guerra vissuta dal dittatore alla stregua di un tragico videogioco. Un videogioco che non siamo sicuri la Cina, il maggior alleato di Kim Jong-un, possa efficacemente controllare.
Tocca quindi inevitabilmente all’occidente tutto, ed agli Usa in primis, a non condurre il braccio di ferro oltre la soglia del confronto nucleare, cosa questa che con Donald Trump presidente degli Usa non è, per orgoglio nazionalistico e populismo politico, garantita.
E quando si entra nell’ottica dell’uso di armi atomiche, non si può certo più parlare di scontro localizzato, che interessa solo un’area del mondo, ma di un disastro globale, con conseguenze dirette e indirette che perdurerebbero per decenni su tutto il pianeta.
La democrazia, quella di cui si paludano gli Usa e l’Occidente, ha in sé i correttivi che permettono al sistema di non degenerare verso l’auto-distruzione. È il momento di metterli in atto per impedire comunque a Donald Trump di premere il bottone sulla valigetta con i codici nucleari che ci porterebbe verso quell’apocalisse che per decenni abbiamo considerata impossibile e comunque da evitare.

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