Verso la nuova Europa

ATTUALITÀ

Le Elezioni Europee sono sempre state, almeno vista dall’Italia, un po’ atipiche, con gli elettori che più che guardare ai programmi, si sentono più liberi di esprimersi sui politici; ricordiamo tutti il favoloso 40% di Matteo Renzi di 5 anni fa, svanito poi miseramente nel giro di un anno nel modo che abbiamo visto
Per quel che ci riguarda, diciamo subito che se il 25 maggio ci avessero chiesto di sottoscrivere il risultato poi emerso dalle elezioni europee del giorno dopo, noi avremmo firmato. Evidentemente non era quello che speravamo, ma non è stato neanche quello che temevamo; insomma ci accontentiamo.
Intanto, in Italia e tantomeno in Europa, non c’è stata la temuta ondata leghista o sovranista che si preventivava al 40%; questo anche se il 34 e rotti per cento a Salvini è un dato per noi preoccupante.
Il dimezzamento secco dei voti del M5S noi lo leggiamo come un ridimensionamento entro limiti più naturali, un dato scevro dell’effetto protesta delle politiche di un anno fa.
Lo stesso si potrebbe dire del 25% raccolto dal PD, che recupera rispetto alla protesta che l’anno scorso lo ha severamente punito, sull’onda del crollo di Renzi.
Il dimezzamento di Forza Italia è sintomo evidente dell’impotenza politica di Silvio Berlusconi, il quale dopo la condanna per frode allo Stato non ha avuto il buon senso e la decenza di ritirarsi a vita privata. Ormai Forza Italia vive solo della speranza di essere riportato in gioco da Salvini in un’ottica di centro-destra.
Nello stesso sogno di centro-destra si è persa Giorgia Meloni, anche se indubbiamente il risultato raccolto alle Europee è frutto di un serio impegno politico; per quanto lontana dalle nostre posizioni politiche, la Meloni è il contraltare di destra di quello che noi pensiamo da sinistra e cioè che uniti si vince.
Per il resto si è trattato di frattaglia politica, con decimali insignificanti che hanno avuto il solo effetto di rendere inutili tanti voti. In questo senso ci siamo permessi un calcolo: se, in un’ottica unitaria, al risultato del PD avessimo aggiunto quelli parziali ottenuti dalle varie liste che si riconoscono politicamente dentro l’area di centro-sinistra, avremmo sfiorato il 30%, ciò che avrebbe reso meno eclatante il 34 e rotti ottenuto da Salvini.
Ancora una volta si dimostra che il centro-sinistra conta politicamente nella misura in cui resta unito all’interno di un’area di comune riferimento.
Come si vede in questa lettura dei dati delle elezioni europee manca finora un elemento importante: sono cioè riferite alla sola Italia, lontane da una visione europea, come dovrebbero essere.
Se rapportate ad una dimensione europea, pur nella diversità delle situazioni locali, il panorama politico risultante è sostanzialmente diverso.
Politicamente infatti si registra una tenuta del PPE mentre sono risultati in calo i socialisti, tanto che, a questo punto in Europa per fare una maggioranza, servono i voti dei Liberali. Quelli invece che, pur significativamente presenti, non hanno comunque sfondato come noi temevamo sono i sovranisti di Salvini, Le Pen e Orban che, forti in casa, in Europa non contano più di tanto.
Un’Europa quindi, quella che è emersa dalle recenti elezioni, che, pur con evidenti variazioni nei rapporti di forza, si muove sostanzialmente sul piano della continuità; su queste basi vanno ripensate le modalità politiche verso una nuova Europa che, secondo noi, dovrebbe essere più Europa.

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