Verso un socialismo senza ideologie

ATTUALITÀ

038_francois-hollande
Molti sono i motivi per cui in tutta Europa sono diventate importante le elezioni in Francia; evidentemente ognuno tende a mettere in evidenza quelli che più rispondono alle sue idee e alle sue aspettive.
Certo i dati elettorali emersi dal primo turno di votazioni sono eclatanti, non tanto per il prevalere di Hollande sul presidente uscente Sarkozy, quanto più per quel 20 % an-dato alla destra xenofoba di Marie Le Pen.
Al turno di ballottaggio siamo arrivati con una residua percentuale di vantaggio per Hollande data dai sondaggi, tanto che il dubbio è ora se la forbice che i sondaggisti si concedono come margine di errore, possa modificare le previsioni.
A noi in particolare ha fatto specie leggere che nel loro scontro televisivo del 2 maggio, affrontando i temi della crisi economica, Hollande ha risposto a Sarkozy, che lo aveva accusato di essere amico di Zapatero e di Papandreu, leader di sinistra “travolti dalla crisi economica”, che ”anche il suo amico Berlusconi, ha avuto una gestione pessima”.
E quando Hollande ha ricordato a Sarkozy che entrambi (lui e Berlusconi) sono nel Partito popolare europeo, il presidente francese voluto chiarire che “Berlusconi non fa parte del mio partito”; giusto per prendere le distanze, dimostrando la considerazione che l’ex-premier ha in Europa.
Forse perché non siamo immersi direttamente nelle polemiche elettorali francesi, che ci sembrano per molti versi accuse sul piano personale, abbiamo la possibilità di intravvedere cosa in realtà stia sullo sfondo di queste elezioni.
Da una parte una politica di destra portata duramente avanti da Sarkozy in questi anni, in stretta collaborazione con l’impianto rigorosamente economicistico della tedesca Merkel. Una politica di destra che ha strozzato la Francia, esattamente come la politica rigorista di Monti sta strozzando l’Italia, mentre la prospettiva dello sviluppo è ancora nell’ambito delle promesse, più o meno elettorali.
Da questa impasse sembra si possa uscire da destra, con un populismo xenofobo con cui si vorrebbe difendere dagli immigrati una cittadella di privilegi che ormai non esiste più da anni, se non a livello di pura anti-politica, alla Le Pen in Francia o alla Grillo e Lega in Italia.
Oppure si può uscire a sinistra, con quello che Hollande ha chiamato un “socialismo senza ideologia”, basato cioè sul rispetto delle regole economiche, ma tenendo conto anche della realtà sociale su cui certi provvedimenti restrittivi vengono calati.
La “tassa sul macinato” di Quintino Sella, per fare un esempio storico, non era iniqua solo perché tassava un bene comune come il pane, ma perché inevitabilmente costringeva qualcuno a privarsi del pane, e quindi alla denutrizione e alla fame.
Hollande, in caso di vittoria elettorale, non si propone di rimettere in discussione tutto, ma di cercare di rendere i provvedimenti governativi compatibili con la condizione di vita delle fasce meno abbienti della società.
Questo è il “socialismo senza ideologie” che anche noi condividiamo.