Via dalla pazza folla

CINEMA

Far-from-the

Non è facile trovare un film che rispecchi fedelmente il romanzo da cui è tratto; eppure la versione cinematografica di “Via dalla pazza folla”, per la regia di Thomas Vinterberg, recentemente presentato al Cinema S. Gaetano di Thiene, nell’ambito dei Cineincontri 2016, è meno “infedele” di quanto ci si potesse aspettare per un romanzo di Thomas Hardy.
Bathsebah Everdene è una ragazza di campagna, cresciuta dagli zii, che per non diventare proprietà di nessuno come voleva la morale vittoriana, rifiuta la proposta di matrimonio di un fittavolo benestante, Gabriel Oak.
Ma per un rovescio delle fortuna, Gabriel perde il suo gregge e la sua ricchezza, mentre Bathsebah eredita da uno zio una fattoria che vuole condurre con la mano ferma di un padrone.
Gabriel finirà per lavorare al suo servizio, restando sempre innamorato di lei in modo discreto, mentre la ragazza dapprima rifiuta il matrimonio con un ricco confinante, Bolwood, per finire poi per cedere sconsideratamente ad un pomposo tenente con cui finisce per sposarsi.
La vita nella fattoria procede tra alti e bassi, con Gabriel sempre coraggiosamente pronto ad aiutare la ragazza, cui ora non è più all’altezza di chiedere la mano; il tutto mentre il marito di Bathsebah è dedito al gioco fino ad indebitarsi, e ritrova un antico amore, che per uno sbaglio della chiesa in cui doveva essere celebrato il matrimonio, non era diventata sua moglie.
La ragazza muore nel dare alla luce un figlio, e il tenente Troy perde la testa e tenta, o finge di tentare, il suicidio.
Essendo Bathsebah di nuovo libera, il possidente Bolwood organizza una festa, durante la quale avrebbe dovuto dichiarare il matrimonio con la vicina.
In una scena clou, Troy riappare e vorrebbe vantare i suoi diritti di marito sulla moglie, ma Bolwood in un accesso di ira finisce per ucciderlo.
Gabriel decide allora di abbandonare la fattoria e di emigrare oltreoceano; ma in una scena finale, con lui già in strada, Bathsebah finalmente si rende conto non solo di aver bisogno del suo aiuto, ma anche di amarlo, come lui per tutto questo tempo aveva continuato a fare.
Storie forti, con caratteri duri, malsofferenti delle convenzioni sociali, il film si raccomanda per la fedeltà all’ambiente in cui la vicenda storicamente si colloca, oltre che per i suggestivi paesaggi della brughiera.
Se non è all’altezza di Thomas Hardy, resta comunque un bel film.

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