Zia Antonia sapeva di menta

SCAFFALE

012_ZiaAntonia
di Andrea Vitali
È ormai ben risaputa la nostra passione per i romanzi di Andrea Vitali, di cui stiamo con grande divertimento seguendo da tempo la produzione letteraria, tanto che ogni sua nuova uscita per noi diventa un avvenimento. Questo non significa che di Andrea Vitali non abbiamo colto gli alti e i bassi, spiegando con simpatia e partecipazione la nostra posizione critica.
È stato quindi una bella sorpresa leggere il suo nuovo romanzo, uscito nel 2011 sempre per la Garzanti, dal titolo “Zia Antonia sapeva di menta”, soprattutto perché abbiamo in parte ritrovato il primo Vitali, quello di “Una finestra vistalago”, per capirci, che continuiamo a considerare il suo capolavoro.
Questa di zia Antonia, se vogliamo, è una storia basata sugli odori. In base al concetto filosofico che “siamo quel che mangiamo”, Zia Antonia sapeva di menta per la quantità industriale di mentine alla menta che nella sua vita aveva trangugiato, tanto da averne assorbito l’aroma che emanava intorno a lei.
Il dramma nasce dal fatto che il nipote Ernesto, andato a trovarla all’ospizio, nella camera di zia Antonia avverte chiaramente un inconfondibilmente diverso sapore di aglio.
Avvertita dello strano fenomeno e portata sul posto, anche la direttrice Suor Speranza, annusando, sente anche lei un chiaro sapore di aglio, sorprendente dal momento che, come dichiara “Aglio, cipolle, rape, ravanelli e porri sono verdure indigeste che non diamo mai agli ospiti della casa.”
Parte un’indagine per dare la spiegazione dello strano sentore inspiegabilmente riscontrato nella camera di zia Antonia, un’indagine in cui oltre alla direttrice, Suor Speranza, una trentina stile executive, viene coinvolto anche il dottor Fastelli, un medico gioviale e di grande sensibilità.
Le indagini, che passano anche per la banca locale, finiscono per dirigersi sull’altro nipote di Zia Antonia e fratello di Evaristo, Antonio, in rotta da tempo con la parente che sapeva di menta, mentre lui, invece di ricorrere alle medicine, si curava l’ipertensione con massicce dosi di aglio, il cui sapore diffondeva tutt’intorno a lui.
Personaggio negativo, Antonio faceva il bidello nella scuola di Bellano, e approfittava degli incarichi esterni, per passare da casa e godersi la bella moglie. Sarà proprio questa che, vedendo interrotte le effusioni del marito nei suoi confronti, e pensando a tradimento con una bidella calabrese col culo basso, dopo la morte della zia Antonia cercherà di contattare il cognato Evaristo per avere da lui una spiegazione.
Il resto non possiamo raccontarlo…
Con questo romanzo Andrea Vitali, dopo un periodo di relativa opacità, sembra essere tornato allo stile iniziale dei suoi racconti, con quel periodare breve in capitoli brevi, in cui senza forzature si cercano concatenazioni attraverso un termine o un concetto; dello stile iniziale manca comunque la linearità del raccontare, in cui spesso si andava facilmente al non detto, lasciando il lettore lavorare di fantasia nell’immaginare le situazioni.