Gaber – Mi fa male il mondo

TEATRO

Neri Marcorè non è Giorgio Gaber: un’affermazione che prima che risulti una critica negativa, va chiarita.
Lo spettacolo “Gaber – Mi fa male il mondo” che Neri Marcorè ha recentemente proposto al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 45^ Stagione Teatrale, visto in se stesso, è stato un buon spettacolo.
Neri Marcorè sicuro sulla scena, col suo stile efficace, con un ricco accompagnamento musicale e con una scenografia imponente, per la quale si è dovuto addirittura scoperchiare il Teatro Comunale.
I testi recitati provenivano dal repertorio di Giorgio Gaber e Luporini e sono stati presentati efficacemente, anche se con un taglio culturale e con temi non più proprio di attualità (“Sono comunista perché amo Berlinguer!”); soprattutto apprezzabile che fossero in qualche modo inediti, almeno qui a Thiene, come “La nave”, o “L’odore”, “La peste”, “Non è più il momento”, “Io se fossi Dio”, dove – dice la presentazione – “sono presenti messaggi di ribellione anche rabbiosa di fronte al panorama decadente e deprimente di quando scrivevano, nel quale non è affatto difficile riconoscerci anche oggi”.
Diverso il discorso quando si passi all’inevitabile, per quanto ingeneroso, confronto con Giorgio Gaber che, al Comunale di Thiene, a suo tempo abbiamo visto in ben due spettacoli, di quello che allora si chiamava teatro-canzone.
Diverso è soprattutto lo stile della recitazione; se dovessimo tradurre l’osservazione all’essenziale, ci verrebbe da dire che mentre Neri Marcorè interpreta efficacemente un testo, Gaber sembra viverlo sulla scena, con lo stile inimitabile fatto di pause, sospensioni, grida, gesti di chi è profondamente dentro, immedesimandosi con ciò che recita perché crede in ciò che propone.
Dopotutto, magari con un po’ di nostalgia per il ricordo, c’è da ringraziare Neri perché non ha nemmeno tentato di imitare Giorgio Gaber; a nostro avviso, col materiale di Gaber ha creato uno spettacolo su sua misura, e il risultato è stato assolutamente positivo.

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