Ha vinto la Costituzione! Questo è secondo noi il vero, importante, profondo significato emerso dal recente Referendum sulla giustizia. Da parte nostra lasciamo ai commentatori politici e agli yes-men ogni altra considerazione, ogni tipo di previsione sugli effetti che il risultato referendario potrà avere sul futuro della politica italiana.
Contrariamente alle nostre abitudini, avevamo in anticipo espresso il nostro No perché avvertivamo il reale pericolo che il Referendum servisse non a “modificare” ma a “destrutturare” la nostra Costituzione nel suo basilare principio dell’equilibrio dei poteri dello Stato.
Questo provvedimento era chiaramente la parte cruciale di un più ampio progetto con cui la destra tentava di modificare in senso sovranista la struttura stessa dello Stato italiano, progetto che ora è stato democraticamente bloccato.
Se avessimo avuto un qualche dubbio su come votare, a fugarlo sarebbero bastati due fatti avvenuti in campagna elettorale: da una parte il figlio di Licio Gelli, quello della P2, ci ha assicurato che la riforma di Nordio prefigurava un’Italia sognata dal padre; dall’altra, Marina Berlusconi sosteneva che la riforma Nordio era quella voluta da suo padre Silvio: due possenti motivi, quasi un imperativo morale, per votare No!
La soddisfazione del risultato, soprattutto con la conseguenza del repulisti che la premier sta tentando, con le dimissioni di personaggi impresentabili, come la ministra Santanché, non deve comunque farci cadere nell’illusione che il dato referendario sia automaticamente trasferibile sul piano delle prossime elezioni politiche; non è mai successo.
Anche perché nel dato nazionale non mancano delle contraddizioni. Un No esteso a tutta l’Italia, eccettuato il Lombardo Veneto, ha un peso politico notevole più come forma di protesta anti-governativa che come proposta di alternativa politica, che è ancora tutta da costruire.
Anche la totalizzante compattezza del Lombardo-Veneto sul Sì è, secondo noi, al di là del quesito referendario, espressione di un sentito bisogno di cambiamento politico, un cambiamento, ci vien da dire, comunque…
Man mano che il risultato si staglia nel tempo, a noi sembra di cogliere che, ben oltre il problema della divisione delle carriere dei giudici, si possa notare nell’Italia di oggi un generalizzato bisogno di cambiamento del modo di fare politica, un bisogno che alcuni hanno trovato modo di esprimere con il Sì, altri con il No.
Noi continuiamo a sostenere che la Costituzione che l’Italia anti-fascista si è data ottanta anni fa resti la strada obbligata per ogni forma di cambiamento in senso libertario e democratico; anche perché siamo convinti che la Costituzione sia ancora da realizzare compiutamente, non tanto nelle sue forme che possono anche essere aggiornate, quanto più nel suo spirito fondante e nei valori che esprime.
Questa per noi è la strada da affrontare con coerenza e senza comode deviazioni eversive.
Una grande vittoria, quindi, una vittoria da gestire, ma soprattutto è importante il fatto che in questo Referendum “ha vinto la Costituzione”!