Un pellegrinaggio a Barbiana

CULTURA

Proprio di questi giorni abbiamo avuto occasione di fare un viaggio a Barbiana, la località sul Mugello dove era stato per punizione confinato il priore don Lorenzo Milani.
Non si è trattato solo di un viaggio fino a quella sperduta località sull’Appennino tosco-emiliano, quanto più di un viaggio nel tempo e nei ricordi di un periodo in cui il priore di Barbiana era diventato un nostro maestro di vita.
A Barbiana abbiamo visitato la casa dove il priore viveva e dove raccoglieva i giovani dei casolari della zona in quella scuola che divenne un nostro miraggio.
Quel caldo giorno di primavera c’erano molte scolaresche che con noi hanno assistito a una conferenza in cui una “ragazza del priore” ha cercato di illustrarci la figura di don Lorenzo; in una successiva conferenza un ‘professore’ è stato impegnato a spiegarci il senso della rivoluzione attuata da questo mite ma determinato sacerdote, morto a poco più di 40 anni.
Mentre li ascoltavamo ci siamo chiesti che impatto potessero avere le loro parole su studenti di oggi, un impatto certamente non paragonabile a quello che a suo tempo la scuola di Barbiana ha avuto su di noi, allora all’inizio della carriera come insegnanti.
Fino ad allora sapere una lingua straniera voleva dire formulare frasi grammaticalmente corrette; persino all’università la grammatica in uso era una ‘grammatica ragionata’. Don Milani ha irriso ai nostri esercizi grammaticali in nome di un fatto semplice ma rivoluzionario: la comunicazione, che implica il fatto che un messaggio parta da una fonte e arrivi ad un destinatario veicolando il ontenuto, indipendentemente dalla sua adesione o meno alle regole grammaticali.
Sul piano professionale, come docenti di lingue straniere, straniere siamo passati dal metodo grammaticale al metodo comunicativo: una rivoluzione!
Ma la stessa dirompenza l’esperienza di Barbiana la ebbe anche su altri ambiti di vita. Nella ex aula della scuola c’è ancora il cartello con la scritta “I care!”, me ne importa, cioè l’esatto contrario di ‘me ne frego’. L’impegno sociale che diventa impegno politico, in cui vanno trasfusi gli elementi della cultura razionalmente acquisita nella scuola attraverso un libero confronto democratico.
Don Lorenzo Milani ebbe non solo feroci critiche ma anche guai giudiziari quando, contro la casta dei cappellani militari, difese il diritto dell’obiezione di coscienza, in base al quale, in certe circostanze, “l’ubbidienza non è più una virtù”.
Il priore di Barbiana difese il diritto del lavoratore a scioperare, cioè a rifiutarsi per protesta di vendere per un giorno il proprio lavoro al padrone.
Ma forse l’attualità di Don Lorenzo Milani sta ancor più nel fatto che il suo messaggio era contro la violenza e contro la guerra; secondo lui l’unica guerra giusta combattuta in Italia è stata la guerra di liberazione dal nazi-fascismo, quella che con un patto tra uomini liberi ha permesso, deposte le armi, di formulare la nostra Costituzione.

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