Quello che possiamp sapere

SCAFFALE

Cominciamo col dire che il romanzo di Ian McEwan dal titolo “Quello che possiamo sapere “, edito dalla Einaudi nel 2025, è abbastanza cervellotico, cioè non facile da seguire.
Siamo nel futuro, nel 2119, e uno studioso, Thomas Metcalfe, sta facendo ricerche sulla poesia del secolo precedente (il nostro) alla biblioteca Bodleiana, in particolare sul poema “Corona per Vivien”,
cioè una serie di sonetti in cui l’ultimo verso fa da principio al sonetto successivo, che il poeta Francis Blundy ha dedicato alla moglie Vivien, un’opera di cui si parla ma che è stata perduta e mai più ritrovata.
Intanto c’è da dire che il futuro che ci prospetta Ian McEwan è quello che oggi immaginiamo come possibile conseguenza della nostra irresponsabilità verso la salvaguardia dell’ambiente, che purtroppo si è puntualmente e drammaticamente realizzato.
Così, essendo stato Oxford sommerso dal Grande Disastro, la preziosa biblioteca Bodleiana è stata trasferita nella Snowdonia, nel nord del Galles. Sembra che nel corso dell’ultimo secolo ci sia stata la grande Inondazione (scioglimento dei ghiacci?) che ha sommerso gran parte delle terre emerse, costringendo gli abitanti a rifugiarsi sulle alture ancora non sommerse.
Eppure in questo Grande Disastro si continua a vivere e ad amare, con Vivien che cura il marito Percy, ammalato di una inesorabile malattia degenerativa, mentre ha una intensa storia d’amore col poeta Francis Blundy, il quale in un “Second Immortal Convivio” le dedica la Corona di sonetti, in copia unica.
Andare avanti con la trama comporterebbe rivelare un finale che dobbiamo lasciare alla sorpresa del lettore.
Noi possiamo considerare che, secondo Ian McEwan, il Grande Disastro della nostra incuria per l’ambiente, con la grande Inondazione, cambierà la geografia ma non la natura umana che continuerà imperterrita e spensierata nel gioco dell’amore.

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