Ormai lo scrittore Umberto Matino ha preso l’abitudina di caratterizzare i suoi romanzi su due elementi base: la suspense poliziesca e l’ambientazione locale.
Su questi due elementi è basato anche il recente romanzo “Laguna Limes” edito nella Collana Narratori della Feltrinelli nel maggio 2026.
Gli omicidi su cui indagare sono addirittura tre, uno avvenuto nella laguna veneziana, un secondo è quello avvenuto nello studio di un avvocato e uno, almeno apparentemente, un suicidio, avvenuto al Colletto di Velo, nella zona sopra Schio tra il Summano e il Novegno.
Le indagini sono condotte dal commissario Bonuri e dal maresciallo Piconese che, che avvalendosi abbondantemente anche della approfondita conoscenza della psicologia del luogo, riescono a capire come i tre fatti di sangue siano tra loro in qualche modo collegati e vadano ricondotti al nebuloso mondo degli appalti e degli affari di quello che resta il Nord-est, dove troppo spesso vige la mentalità che il fatto di essere imprenditori impegnati comporti il diritto di superare le regole sociali, compresi magari anche gli obblighi fiscali, il tutto in nome dei schei.
Non potendo per ovvie ragioni rivelare il finale a sorpresa delle indagini poliziesche, ci limitiamo ad osservare che lo stile narrativo, ormai assodato, di Umberto Matino è quello di ‘inchiavicchiare’ (direbbe Meneghello) il racconto inventato sulla realtà locale, citando posti, persino bar, che il lettore può riscontrare nella zona in cui vive.
I poliziotti fanno il loro lavoro pur sapendo il tipo di reazione le sue indagini provocano nelle persone indagate.
Anche gli altri personaggi che, a vario titolo, si agitano nel racconto, pur inventati, come ci avverte Matino, sono vivi e reali, quelli che anche noi incontriamo nel nostro vivere da queste parti.
Insomma quel che si potrebbe dire un “leggere in casa!”