Sentieri partigiani

SCAFFALE

Un libro che, confessiamo, non abbiamo ancora ben elaborato nelle tesi sorprendenti, se non proprio rivoluzionarie, che propone.
Si tratta di “Sentieri partigiani”, di Paolo Malaguti, edito dalla Einaudi nel 2026.
L’autore, pluripremiato nella sua attività letteraria, è un insegnante al liceo di Bassano del Grappa e sembra porsi la domanda che permea tutto il libro, cioè su come si debba oggi insegnare la Resistenza nella scuola.
Malaguti in modo leggero e simpatico, non scanzonato, parte da un suo viaggio in bicicletta sul monte Grappa, dove si è svolta una atroce lotta partigiana, e di fronte ad una lapide seminascosta di un ragazzo caduto in battaglia, si chiede come ricordarlo e porlo all’attenzione dei suoi allievi.
Il discorso poi si allarga agli impiccati del Viale dei Martiri di Bassano per finire, sempre con la stessa domanda di come insegnare la Resistenza nella scuola, fino alla fucilazione di Benito Mussolini e di Claretta Petacci e la loro oscena esposizione in piazza Loreto a Milano.
Quello che, almeno finora, abbiamo colto dalla lettura di quest’opera di Paolo Malaguti è che, di fronte ad una lapide, un monumento, più che insistere sulla pietà, a volte pietismo retorico, per gli eroi caditi, sarebbe meglio portare i nostri giovani a meditare su cosa i coetanei di allora hanno fatto, per cosa hanno combattuto prima di cadere vittime della lotta; come dire che una lapide o un monumento, oltre che consegnare una vita al ricordo, dovrebbero ricordare soprattutto ciò che quella persona ha fatto prima di essere interrotto nella sua battaglia.
Per Paolo Malaguti, è qui siamo un po’ perplessi, ai giovani studenti la Resistenza va spiegata con coraggio e senza reticenze nelle sue luci e anche nelle sue ombre; un partigiano non è un eroe da porre su un piedestallo rendendolo inavvicinabile, ma un coetaneo, o quasi, che le vicende storiche hanno chiamato a fare scelte drammatiche, alle quali ha risposto umanamente, con il coraggio ma anche con la paura, subendo ma anche compiendo atrocità che la lotta comportava.
Malaguti cita Fenoglio, Pavese e Meneghello come autori che presentano il combattente partigiano ponendo l’accento sull’aspetto umano; Meneghello partigiano confessa “Non eravamo mica buoni a fare la guerra!”
Noi da tempo siamo fuori della scuola, ormai siamo per generazione lontani dai giovani studenti di oggi, e quindi siamo perplessi di fronte alle proposte di Malaguti; certo le condividiamo sul piano teorico, perfino ci affascinano, su questo non c’è dubbio; ma condizionati dall’esperienza dei nostri tempi ci sembra che per insegnare così la Resistenza nella scuola servano docenti più coraggiosi di quello che eravamo noi allora.

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