Da Monet a Van Gogh a Kandinsky

ARTE

(Opera di Pablo Picasso)
Un’altra Mostra da… a…, allestita nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara, inaugurata lo scorso settembre e aperta fino al gennaio 2027.
Stiamo parlando della Mostra “Da Monet a Van Gogh a Kandinsky”.
Sul sito della Mostra leggiamo:” Articolato in nove capitoli, il percorso ripercorre le tappe salienti dell’evoluzione della pittura tra XIX e XX secolo, a partire dalla nascita della sensibilità della Scuola di Barbizon fondata su un’osservazione diretta del paesaggio”.
A noi è sembrato piuttosto che, proprio stando al titolo, la Mostra sembra strutturarsi in due tappe.
La prima sarebbe da Monet a Van Gogh, in cui l’Impressionismo ormai codificato come scuola, in opposizione alla pittura accademica, subisce a sua volta una rivoluzione in cui la visione della natura viene distorta dalla pittura dirompente di Vincent Van Gogh.
La pittura del reale era diventata pittura dell’impressione lasciata dal reale; con Van Gogh è la realtà osservata che viene distorta in senso impressionista, in base alle sensazioni e alle emozioni ricevute dall’osservatore.
Incamminatosi su questa strada, e questa sarebbe la seconda tappa, si può dire che nel frattempo l’impressionismo in pittura si sia disperso nei veri rivoli dei macchiaioli, del puntillismo, divisionismo, ecc. e il rapporto dell’artista con il reale diventa sempre più personale o, forse meglio, sempre meno realistico, risolvendosi nelle varie innovative evoluzioni dell’astrattismo di Braque e Picasso fino alle forme più estreme di Kandinsky, Mondrian.
Per quanto questa volta articolato in due tappe non si può certo dire che questo sia un percorso o un itinerario nuovo per una mostra di pittura, di sicuro non lo è per il Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
Quello che a noi visitatori è sembrato più nuovo e positivo è stata comunque la presenza, tra le 120 in totale, di molte opere di pittori a noi sconosciuti, cioè diversi rispetto ai soliti grandi più o meno ormai inflazionati.
A parte quelli che potremmo definire ‘doverosi’, abbiamo infatti trovato e spesso apprezzato nomi nuovi le cui opere, pur nelle varie fasi, suonavano da conferma al percorso proposto dalla Mostra, il cui sottotitolo opportunamente recita “Nuovi sguardi sulla natura e la modernità”

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