NO a destrutturare la Costituzione!

EDITOR

Potrà sembrare strano che, in occasione del Referendum di marzo ‘26, come Thienet interveniamo con una nostra opinione già prima dell’apertura delle urne; il fatto è che, secondo noi, questo non è uno dei tanti referendum, una delle ricorrenti occasioni elettorali, ma un vero e proprio attacco per destrutturare la Costituzione Italiana.
Costituzione che, abbiamo sempre detto, può essere cambiata e aggiornata, ma non stravolta nelle sue basi ideali di libertà e democrazia.
Con il prossimo Referendum non si tratta solo di decidere sulla separazione della carriera dei giudici, non si tratta nemmeno di esprimere un nostro assenso/dissenso sull’operato del governo Meloni, così come non perderemmo certo del tempo per fare uno sgarbo a un ministro supponente come Nordio: questa volta, rendiamoci conto, si tratta di dire no al tentativo di destrutturare la nostra Costituzione, quella che continuiamo a ripetere, è idealmente il portato storico della Resistenza al nazi-fascismo.
Una Costituzione che regola la nostra libertà e assicura la nostra democrazia da ormai quasi 80 anni, basandosi su un fondamentale equilibrio tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.
Il governo Meloni, in verità portando avanti un processo degenerativo ormai più che decennale, ha praticamente esautorato il Parlamento con il sistematico ricorso alla cosiddetta “decretazione d’urgenza”, dove l’urgenza è diventata la norma, lasciando ai parlamentari di decidere il già deciso.
Esempio di giornata, la nuova legge elettorale, presentata dalla sola destra governativa; ora lasceranno le opposizioni sfogarsi contro, giusto quel po’ per salvarsi la faccia, poi ponendo la fiducia la faranno passare.
Il Referendum di marzo, più che un quesito tecnico sulla carriera dei giudici, in realtà si configura come un tentativo di subordinare all’esecutivo anche il potere giudiziario.
Ormai anche per la destra italiana, leggi in particolare Salvini, è invalsa la mentalità che un giudice non debba giudicare secondo giustizia, cioè in base alle leggi vigenti, ma secondo la convenienza politica dei governanti, altrimenti è una “toga rossa”. Nel terribile caso del rogo di Cras Montana, un giudice svizzero è dovuto intervenire per chiarire che lui risponde alle leggi elvetiche e non ai desiderata dei nostri politici giustizialisti.
Facciamo il punto: con il Parlamento esautorato e i giudici sottomessi all’esecutivo, resterebbe solo da puntare sul premierato per arrivare ad un governo autoritario, cioè che di fatto assomma in sé i tre poteri dello Stato, un governo che potremmo sbizzarrirci a definire sovranista, maga, ecc. ma che comunque non è più un governo come previsto dalla nostra Costituzione.
Eppure chi ha in mente questo pericoloso disegno sono politici che non sappiamo con quale coerenza, nell’assumere il loro incarico, davanti al Presidente della Repubblica hanno giurato fedeltà alla Costituzione della Repubblica Italiana.

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