46^ Stagione Teatrale Thienese

TEATRO

Martedì 10 novembre prossimo si apre la 46^ Stagione Teatrale Thienese, recentemente presentata nella sala consiliare del Comune di Thiene.
Si comincia, sempre con tre serate, il 10 novembre con “Marco Polo e le città invisibili” liberamente tratto dal romanzo di Italo Calvino di cui ricorrono 50 anni dalla pubblicazione, che vede la presenza di Luca Zingaretti.
Segue il 1 dicembre “Falstaff, l’arte di farla franca” addirittura ‘liberamente ispirato a Shakespeare e Moliére’ con Giorgio Borghetti.
Il 15 dicembre toccherà a Pierfrancesco Favino che in veste di regista porterà in scena “People, places & things”, (la gente, i luoghi e le cose) di Duncan Macmillan, con Anna Ferzetti.
L’anno teatrale 2027 sarà inaugurato il 12 gennaio con un’opera di Luigi Pirandello dal titolo “Non si sa come” per la regia di Paolo Valerio e l’interpretazione di Franco Branciaroli.
Segue il 26 gennaio “Educazione sentimentale”, scritto e diretto da Ivan Cattaneo e con Giuseppe Fiorello che tratta del mondo gay.
Il 2 febbraio Cristina Capotondi sarà “L’attrice” in un’opera scritta e diretta da Giacomo Battiato ed ambientata nell’Italia risorgimentale.
Il 23 febbraio tocca a “Hospitality suite” di Roger Rueff, per la regia di Francesco Scianna, definito “Una riflessione attuale e potente sul lavoro, le relazioni interpersonali e le domande esistenziali che ognuno si pone…”.
Il 9 marzo spettacolo su “Molière, l’arte della beffa” (attenzione non di ma su Moliére) di Francesco Niccolini interpretato da Alessio Boni, che racconta la vita del commediografo francese.
Siamo al 16 marzo quando andrà in scena “Prima del temporale” di Umberto Orsini e Massimo Popolizio, che ne è anche regista.
La 46^ Stagione al Teatro Comunale di Thiene si conclude il 30 marzo con “L’uomo, la bestia e la virtù” di Luigi Pirandello, un adattamento del regista Roberto Valerio di quella che viene definita “commedia grottesca, onirica, folle, piena di situazioni anche comiche ma che cela tematiche forti” insomma “il testo forse più anomalo” di Pirandello.
Premesso che le opere teatrali vanno giudicate sul palcoscenico e non sulla carta, per cui ci riserviamo di darne ragione spettacolo dopo spettacolo, per il momento l’impressione è che si tratta di una stagione dove manca quello che possiamo definire il paradigma di base del nostro sentire il teatro, cioè un testo che un regista mette in scena, con gli attori che recitano; un paradigma decisamente poco rispettato, con una confusione dei ruoli di autore, regista e attore; senza contare i “liberamente tratto” che, è notorio, ci infastidiscono.

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