Lo spunto è perlomeno intrigante; stiamo parlando del romanzo di Giuseppe Dolores, “La ragazza seduta sulla panchina”, recentemente edito dalla Edizioni Multiverso di Mazara del Vallo.
Come il Basil di Oscar Wilde con il ritratto di Dorian Gray, anche Thomas, il protagonista del romanzo, si innamora de “La ragazza seduta sulla panchina”, un dipinto di Vittorio Matteo Corcos del 1896 che si trova nella Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
È un innamoramento vero e proprio, con continue visite e lunghe soste davanti al dipinto, attratto dal misterioso sguardo della ragazza che sembra trasmettere un senso di serenità e di calda amicizia.
Il romanzo si struttura sostanzialmente in due parti; nella prima, come detto, Thomas un docente universitario, si innamora della ragazza seduta sulla panchina, a cui dà il nome fittizio di Virginia.
Nella seconda parte entra in scena Sara, una studentessa che chiede a Thomas di seguirla nella stesura della tesi di laurea; è lei a proporre l’argomento, cioè “L’amore”, “partendo da Voltaire per arrivare a Schopenhauer, in un excursus che vada dall’illuminismo al romanticismo, e capire l’influenza che i due periodi hanno avuto nella nascita della Belle Epoque”.
“Idea geniale e molto ambiziosa” commenta Thomes che accetta di guidare Sara nella stesura di una tesi in cui si mescolano sentimento e filosofia, con continui accenni ai ritratti di donna dipinti da vari autori.
Sara a poco a poco intuisce il problema che Thomas ha con la ragazza del quadro; così come in Oscar Wilde c’è un transfert tra Basil e il ritratto di Dorian Gray, anche tra Thomas e Sara, al di là della collaborazione culturale, si sviluppa un rapporto sentimentale in cui la studentessa a poco a poco destruttura l’infatuazione di Thomas per la ragazza della panchina, per far nascere e coltivare un rapporto d’amore tra lei e il suo professore, che finirà per concretizzarsi nella formazione di una famiglia.