Forse, frastornati dal nostro parossistico correre quotidiano, inseguendo i nostri mille problemi con sempre minor fiato in corpo, non ci stiamo rendendo conto di un fatto che sta davanti ai nostri occhi: siamo in guerra!
Se ne era reso conto già papa Francesco parlando di una Terza Guerra Mondiale già diffusamente in atto ma, come sempre, non abbiamo ben colto l’avvertimento.
Il fatto è che quando noi pensiamo al concetto di guerra, pensiamo a dichiarazioni formali di Stati i cui eserciti si confrontano e scontrano tra loro nei fronti in cui si combatte; forse l’ultima guerra di questo genere, soldato contro soldato, con le rispettive popolazioni solo marginalmente coinvolte, è stata la Grande Guerra del 1914-1918.
Già la 2^ Guerra Mondiale, come ha a suo tempo dimostrato anche Don Lotenzo Milani, è stata combattuta non solo contro i soldati nemici ma anche, e a volte soprattutto, contro la popolazione civile. Abbiamo sempre in mente l’inglese Vera Brittain che in pieno secondo conflitto mondiale protestò apertamente contro i massici e inumani bombardamenti alleati contro le città tedesche: con l’uso di bombe incendiarie che bruciavano l’ossigeno nell’aria, facendo morire soffocate migliaia di persone nelle strade e nei rifugi.
Putin manda quotidianamente missili e droni in Ucraina per colpire ospedali, scuole, palazzi; in Ucraina la guerra non è solo quella, già di per sé tragica, di soldati contro soldati, ma quella di missili e droni contro la popolazione.
Naturalmente Zelensky, con le armi acquistate con i soldi che gli abbiamo dato per difendersi, non trova di meglio che mandare missili e droni in Russia per colpire la popolazione, anche se lui dice di mirare a obiettivi militari.
Quello che sta facendo Israele sui vari fronti di guerra su cui è impegnato, dal Libano ai coloni, è un crimine contro l’umanità che la storia condannerà con lo stesso orrore con cui noi abbiamo condannato l’Olocausto; il nome di Gaza resterà a monito della coscienza umana come il ghetto di Varsavia scientificamente distrutto dai nazisti.
Un orrore che nessuno potrà mai giustificare, nemmeno il Board of Peace creato da Donald Trump. Il quale, per fare grande l’America e ottenere il Nobel per la Pace, ha recentemente dichiarato, non sappiamo in base a quale diritto, il distretto di Hormuz “territorio degli Usa”.
A questo punto, tacendo altre guerre in atto, chiedersi se siamo in pace o in guerra è semplicemente retorico: siamo in una situazione di guerra diffusa e non dichiarata, soprattutto è in atto una escalation di violenza che se non viene urgentemente fermata, a tappe forzate porterà la nostra civiltà verso l’abisso.