Il piede nella fossa

SCAFFALE

Solo Andrea Vitali poteva scrivere una storia così, cioè la storia di … un piede; stiamo parlando del romanzo “Il piede nella fossa” edito dalla Garzanti nel giugno di quest’anno.
Si tratta in specifico del piede incancrenito di Mentore Calcolati che, per salvargli la vita, gli deve essere amputato, ma per il quale lui pone una decisa condizione … che il suo piede venga sepolto alla sua presenza in terra consacrata, altrimenti accetterà la sua sorte.
A questa richiesta ultimativa deve far fronte il primario della clinica Umberto I di Bellano, prof. Giulio Cesare Bombazza, che chiede aiuto alla attivissima suor Anastasia; il tutto deve svolgersi nella massima riservatezza, anche dentro all’ospedale, mentre per la sepoltura del piede si deve necessariamente ricorrere al becchino Adelio Dilena che, pur accondiscendendo, non sa capacitarsi della stramberia di seppellire … un piede.
Parallelamente a questa si svolge la vicenda di Elvio che settimanalmente viene a Bellano a trovare una zia ospite in un ricovero, dove con la gentile disponibilità delle suore, trascorre il week-end.
Purtroppo la zia viene a mancare e, con Elvio affranto, viene sepolta nel locale cimitero; è l’occasione che il becchino aspettava per scavare una fossa dove inumare sia il corpo della compianta zia di Elvio che, in una cassetta temporaneamente conservata nel frigo di casa del primario, il piede di Mentore Calcolati.
Il dramma nasce quando Elvio trova sulla tomba della zia un mazzo di fiori di ignota provenienza, per cui ora, ignaro del piede, ora vuole sapere chi abbia messo quei fiori.
Andare oltre con la trama non possiamo… basterà dire che la faccenda si concluderà alla Vitali.
Il quale però in questo ha uno stile narrativo che non ha più l’agile freschezza dl Vitali migliore.
Sembra quasi che per questioni editoriali, secondo la moda dei nostri tempi, il romanzo debba per forza raggiungere la misura delle trecento pagine, magari nascondendo lo spessore dietro una inopportuna riduzione della grandezza del font.
Anche se Vitali conserva il suo tipico stile di concatenazione di capitoli attraverso la medesima frase, l’andamento narrativo è appesantito e soprattutto manca della agilità che da sempre è una delle caratteristiche per cui apprezziamo questo autore.
È con la benevolenza di chi da sempre lo legge che ci permettiamo di osservare che se Andrea Vitali con questo romanzo ha risposto alle esigenze dell’editore, per farlo ha sacrificato il vero e proprio piacere di leggerlo che da sempre in lui ammiriamo.

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